Lo sviluppo coerente del pensiero malatestiano

E. Malatesta, Un “nuovo sole che viene”. Scritti, lettere e documenti inediti (1873-1932), edizione a cura di Roberto Carocci, Roma, Nova Delphi Academia, 2026, 176 pp., 20€.

Dopo la morte di Malatesta, il regime fascista che lo aveva controllato così da vicino da non «poter fare un passo senza essere accompagnato da agenti» (E. Malatesta a C. Berneri, 1928, p. 137), tentò di impedirne sia la diffusione del pensiero che il ricordo personale. Sul fronte opposto, anarchiche e anarchici sparsi per il mondo, a partire da Elena Melli a Roma e Luigi Fabbri a Montevideo, si impegnarono per non disperdere il pensiero di Errico e raccoglierne gli scritti.

Fu un primo, vano tentativo, a cui sono seguite decine di raccolte di opere e scritti, un filone quasi secolare il cui ultimo tassello è il libro presentato in questa sede, dal titolo Un nuovo sole che viene.

Si tratta di una raccolta di documenti inediti curata da Roberto Carocci, edita nella scorsa primavera da Nova Delphi Academia. Carocci è uno storico dell’Età contemporanea, che si è occupato principalmente di storia dell’anarchismo e del movimento operaio, in particolare nel contesto romano. Tra le sue pubblicazioni possiamo ricordare Roma sovversiva. Anarchismo e conflittualità sociale dall’età giolittiana al fascismo (1900-1926) (Odradek, 2012) e la curatela di Errico Malatesta. Un anarchico nella Roma liberale e fascista (BFS, 2018).

Un nuovo sole che viene ha innanzitutto il pregio non scontato di essere un volume agile e scorrevole. Il saggio introduttivo del curatore, per quanto breve, permette a lettore e lettrici di orientarsi tra i documenti, attraverso l’intreccio tra il percorso di Malatesta e quello dei suoi scritti.

La prima sezione di documenti contiene Scritti e appunti risalenti agli anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento. Sequestrati nel 1883, questi testi ci restituiscono un Malatesta inedito ma conosciuto: “l’uomo pubblico”, l’organizzatore, lo scrittore. Le altre tre sezioni rivelano, invece, nuovi tratti dell’anarchico campano e comprendono rispettivamente Interrogatori e dichiarazioni (1873-1919), un Epistolario composto di sessantuno lettere (1880-1932) e otto Colloqui privati, ovvero rapporti di infiltrati (1905-1929).

Ritengo particolarmente interessante che i documenti raccolti da Carocci si collochino perlopiù attorno al 1880 e al 1930, due momenti molto diversi per il movimento anarchico e, di conseguenza, anche per uno dei suoi protagonisti. La prima data rimanda al congresso londinese del 1881 e alla transizione, da esso sancita, dagli albori bakuniniani del movimento anarchico ad una fase caratterizzata dal prevalere dell’azione individuale (la propaganda del fatto) sul lavoro organizzativo. La seconda data ci consegna, invece, un Malatesta ormai anziano e, di fatto, recluso in casa, reduce da decenni di lotte e pubblicazioni, dall’esperienza della UAI, del primo antifascismo, di “Umanità Nova” e “Pensiero e volontà”. Tuttavia, è proprio l’accostamento di documenti risalenti a momenti così diversi della vita e della storia ad evidenziare lo sviluppo continuo e coerente del pensiero malatestiano.

Questo progetto ha diversi meriti, a partire dalla scelta stessa dell’oggetto di studio. Sulla figura di Errico Malatesta, rivoluzionario di primo piano per circa sessant’anni, sussiste ancora un grave scarto tra il ruolo ricoperto nel proprio tempo e il giudizio della storiografia. Si aggiunga che nel libro di Carocci questa attenzione si traduce nell’analisi critica e nella pubblicazione di fonti sparse in archivi italiani ed europei, fornendo nuovi elementi a chi volesse cimentarsi in nuovi studi sull’argomento. Da apprezzare anche l’elaborazione di nuove ipotesi su alcune scelte di Malatesta, aggiornando l’interpretazione alla luce delle recenti innovazioni storiografiche. Emergono, per esempio, la dimensione transnazionale di Malatesta e della sua rete di conoscenze, ma, ancor di più, si evidenzia un legame inscindibile tra la sfera pubblica e la sfera privata dell’internazionalista. Su quest’ultimo aspetto, riprendendo la recente attenzione di storiche e storici al sostrato etico e sentimentale del primo socialismo italiano, Carocci si lega, di fatto, alle considerazioni dei primi biografi di Malatesta, suoi amici e compagni, che nella loro narrazione sottolineano il legame tra l’uomo, il pensiero e l’attività rivoluzionaria. Oggi, questa dimensione, privata e sentimentale, non può più relegarsi a semplice aneddotica, soprattutto di fronte all’anarchismo malatestiano, rivolto alle condizioni materiali del presente ma lontano da determinismi economici, profondamente umanistico, fondato sul volontarismo e sulla solidarietà.

Alessandro Lattanzi

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